LE LEGGENDE DEL CASTELLO DI ALVIANO





Il paese, collocato sul crinale di un colle, si snoda sullo sperone ripido che sporge sulla valle del Tevere a 251 s.l.m, edificato secondo una affermata logica militare, che controlla agevolmente l’accesso all’abitato; il nome al paese pare venirgli dalla “Gens Albia“, che qui ebbe forse una villa da cui “Albianum“, restano pietre scolpite d’epoca repubblicana.

La presenza di un insediamento rurale antecedente il medioevo appare comunque testimoniata dal rinvenimento di pietre scolpite nel vocabolo Colle della Villa, poco lontano dall’abitato attuale. Nel 993, quando il conte Offredo, conte germanico, al seguito di Ottone III, prese a costruire il castello di Alviano, nel suo feudo, dando anche origine alla famiglia Alviano. Ben presto il castello fu cinto di mura e torrioni. Il castello degli Alviano divenne il centro della storia civile di quella zona e la storia del paese si assimila a quella dei feudatari. Ad Alviano fu ospite S. Francesco dove durante una predica in piazza fece zittire le garrule rondini Distrutto poi da ripetuti movimenti franosi, dell’abitato fuori le mura non rimane che la memoria con il nome di “borgo“. Nello stesso anno 1488 Bartolomeo d’Alviano rafforza notevolmente le mura di cinta dell’antico castello che era stato distrutto dai Chiaravalle di Todi e la Rocca divenne una nobile residenza rinascimentale, oltre che una fortezza.








Legata a questo castello è la leggenda di Donna Olimpia Maidalchini, chiamata dispregiativamente Pimpaccia, patrizia romana di grande potere e pessima fama. Grazie a lei, si dice, il cognato riuscì a varcare il Soglio Pontificio col nome di Innocenzo X Pamphili, ed Olimpia accompagnò poi tutta la sua carriera, tanto che l’enorme ed indiscussa influenza che essa aveva alla corte papale le valsero il soprannome di Papessa. Pare che ad Alviano Olimpia avesse l’abitudine di attrarre giovani ragazzi nel castello, facendosi riportare il fazzoletto che le era subdolamente caduto dalla finestra e, dopo aver offerto loro vino e cibo, ed aver soddisfatto i propri piaceri carnali, li gettava in trabocchetti nei sotterranei del castello, dove mille coltelli li trafiggevano e di loro nessuno sapeva più niente. Forse non è solo una leggenda, che ossa e coltelli, nei sotterranei, sono stati trovati veramente...







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