SCOPERTE ALCHEMICHE: LA GROTTA DELLO SVIZZERO


Le antiche ferriere




Nel 1703 un forte terremoto colpì la Valnerina prima e la zona dell’Aquilano poi; gli effetti dei due eventi sismici si sommarono è secondo le cronache del tempo ci furono diecimila morti; cosicché le miniere di Monteleone furono praticamente
abbandonate per la distruzione degli impianti, delle strade e degli edifici. 

Lo stato pontificio che aveva un grande bisogno di ferro per la costruzione delle palle di cannone e altri manufatti, pensò che in sostituzione delle miniere di Spoleto potesse essere utilizzato il materiale del monte Santa Croce sopra Stifone.






Per questo sui primordi del secolo XVIII, il governo dello stato Pontificio fece ispezionare i monti di Narnied assicurato dell’esistenza del minerale di ferro sulle montagne di Santa Croce, ordinò alla reverenda Camera Apostolica di utilizzare le dette miniere e di fabbricare a Stifone una ferriera. La ferriera fu fabbricata sul luogo ove ora si trova un mulino. Si componeva di due grandi edifici, denominati la grande e la piccola ferriera. 

Nella grande ferriera costituita da un vasto camerone, vi erano gli stendini, le incudini i cui magli si muovevano a forza di acqua. Nella piccola ferriera, vi erano altri stendini, la fucina, le incudini di ferro. 






Tra le due ferriere era situato il forno del ferraccio. Lo scavo e la coltivazione delle miniere in età medioevale, fino al 1700, era effettuato praticamente a mano, seguendo la vena di minerale all’interno della montagna. Per lo scavo veniva spesso utilizzato un punteruolo e un martello, un piccone a penna battente o una mazza e una zappa, almeno fino al 1640, quando per la prima volta in Italia fu utilizzata la polvere nera presso Agordo.

E’ importante notare che a Stifone venne costruito un impianto autosufficiente, in grado cioè di presiedere a tutte le fasi della lavorazione del ferro. A quell’epoca tutto il processo di estrazione e di trasformazione del minerale in ferro vero e proprio era molto lungo; Al minerale estratto veniva prima fatta l’abbrustolitura, cioè un trattamento sopra le cataste di legna accese, che serviva a separare la terra e altre impurità grossolane; l’operazione veniva eseguita nei pressi della miniera, quindi sopra Monte Santa Croce.

Gli impianti furono inaugurati in pompa magna il 21 di Ottobre 1721, ma la reverenda Camera Apostolica, di fronte alle enormi spese incontrate per i lunghi e dispendiosi cunicoli (fatti allo scopo di rintracciare la vena di ferro, per la fabbrica degli edifici e per i relativi ordigni di lavorazione), deluse purtroppo le aspettative e, poco dopo, fu costretta, mancando anche della quantità di acqua per fare agire le due ferriere, ad abbandonare l’impresa.





Trascorsero quindi 39 anni di completo abbandono, le cave rimasero sepolte nelle loro stesse rovine, e gli edifici,  resi quasi cadenti, furono poi in parte demoliti. 

Ma nel 1760, la Reverenda Camera Apostolica, adescata dalle parole di un certo Giacomo Strufaldi, il quale non solo si faceva esperto nell’arte mineraria, ma asseriva anche di aver denari sufficienti per poter fare le spese necessarie, allo scopo di rinvenire il tronco copioso di detto minerale e di restaurare gli edifici, fece un tentativo di ristrutturazione, ma questo come i successivi, non andarono a buon fine e la ferriera fu definitivamente abbandonata nel 1784.

Molto interessante il documento del 1760 con cui l'architetto Giuseppe Pennini su richiesta della camera apostolica che relazionò la situazione della ferriera restituendoci una fotografia esatta, di oltre 300 anni fa, delle miniere dislocate lungo il sentiero.





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