NARNI: IL MONTE SANTA CROCE
Luogo di rito e di culto, fu probabilmente frequentata da genti provenienti da altri territori dell’Appennino a testimonianza, già da allora, di un’area dove avvenivano scambi culturali.
Venne scoperta casualmente da un gruppo di speleologi Narnesi nel 1954, UTEC NARNI, un gruppo ancora attivo. Nel corso degli anni venne più volte saccheggiata dei reperti che si trovavano al suo interno .
In una data ancora difficile da definire, popolazioni di cultura Appenninica, di probabile origine indoeuropea gli Osco-Umbri, dopo grandi migrazioni si stabilirono nella zona, fondendo la loro cultura con quella dei cacciatori raccoglitori che già vivevano in queste terre. Fonti riportano che diedero nome al loro insediamento Nequinum Nahars.
Nel 300 a.C. la cittadella rientrò negli interessi di Roma, che stava espandendo i suoi territori e la fece assediare con il console Quinto Appuleio Pansa ottenendo tuttavia risultati infruttuosi vista la sua impervia e strategica posizione.
Ci volle oltre un anno per compiere l'impresa, avvenuta nel 299 a.C. grazie al tradimento di due persone locali che permisero ai Romani l'ingresso tra le mura. Divenne così colonia romana e centro strategico lungo la via consolare Flaminia.
Non si hanno molte notizie relative al periodo romano, si pensa però che la città potesse aver avuto un ruolo di una certa importanza durante il corso delle prime due guerre puniche.
Lungo il fiume Nera, nei pressi della frazione di Stifone, dove anticamente si trovava il porto della città romana, è stato infatti recentemente individuato il sito archeologico di quello che appare come un cantiere navale romano. Dell'antica navigabilità del fiume Nera si hanno peraltro notizie su Strabone e Tacito.
Divenne Municipium nel 90 a.C. Mentre nell'anno 30 d.C. vi nacque Nerva, ultimo italico tra gli imperatori romani. Nerva nacque presso l'antica colonia romana di Narnia, nella Regio VI Umbria. Nerva, secondo Tacito, nel suo breve regno fuse le idee di impero, libertà e pace, dando inizio a un secolo poi considerato d'oro.
Una leggenda legata alle opere che sono sopravvissute fino ai giorni nostri del periodo romano viene raccontata così:
La favola del tesoro del ponte d'Augusto
“[…] Nel volgo narnese è tradizione che il tesoro consista in una gran biocca (chioccia) d’oro, che tiene sotto le ali mille pulcini ugualmente d’oro, che il diavolo lo ha in custodia e tristo a chi lo tocca. Anzi, narrarono alcuni che, nello scavare, lo videro improvvisamente comparire in pelle e ossa con tanto di corna e di coda bernoccoluta, con orecchie d’asino, le mani e i piedi terribilmente unghiati, occhi di fuoco, zanne di porco, tutto nero sconcio peloso, e tanto orribile e pauroso da far venire l’asima e la quartana; che al suo apparire tremò la terra, divenne nero e buio il cielo, traendo un vento impetuoso da schiantar alberi e case, e poi acqua giù a dirotto, folta grandine, tuoni, fulmini…insomma un vero inferno, per cui gli scavatori se la danno a gambe .[…] Questo racconto è fola, ma pure penso che abbia qualche sostanza di verità. Gli antichi usavano mettere nelle fondamenta degli edifici pubblici di qualche importanza alcune monete che ricordassero ai posteri l’epoca della loro costruzione; e così avrà di certo fatto Augusto nel ponte. La memoria di questo fatto è sempre stata nelle bocche dei narnesi; ma, come succede che le tradizioni, invecchiando, si sformano, e l’immaginazione o l’altrui piacevolezza le ingigantisce e colorisce, così le poche monete realmente poste a fondo per Augusto si moltiplicarono a parole, e tante da farne un tesoro, che poi cambiò la forma prosaica in poetica, ed ecco la gigantesca gallina coi pulcini d’oro; ma alcuni con immaginazione fervida vollero aggiungere […] un dramma semitragico spettacoloso, ed ecco il diavolo spaventevole, la strepitosa e amara sinfonia, la fuga precipitosa”
Le opere di ingegneria romana sono ancora visibili nella zona.
L'acquedotto raccoglieva le acque di sette sorgenti lungo un percorso di 13 chilometri
Il Monte Santa Croce vide Nequinum, diventare Narnia, che a sua volta divenne Narni, passando per i Romani con il porto e l’arsenale di Stifone ed infine, ma non ultimo, su questa montagna troviamo il castello di Montoro, con il suo toponimo derivante da un’ipotetica miniera d’oro esistente sul nostro monte. In zona sono stati rinvenuti numerosi reperti fossili, che lo fanno collocare, nei tempi antichissimi, al confine tra terra e mare. Inoltre, vi è stato rinvenuto anche il fossile di un mastodonte.
Nella località Marinata è stata trovata una fossa dedicata all'incenerimento di resti umani, probabilmente utilizzata da una numerosa colonia di villanoviani, provenienti da settentrione. In tempi storici, anche gli Umbri, gli Etruschi ed i Romani lasciarono tracce del loro insediamento.
Nel 1527 i
Lanzichenecchi si fermarono proprio sotto il paese e furono attaccati dai Narnesi
che non intendevano offrirgli ospitalità dopo quanto successo al sacco di Roma.
In seguito a
questo attacco i Lanzichenecchi distrussero completamente il paese e
successivamente conquistarono Narni rendendosi protagonisti di atroci misfatti
durante il sacco della città.
Una leggenda parla di un tesoro depositato e sepolto proprio in questa zona dai Lanzichenecchi durante il loro passaggio. Che sia perso ancora tra questa montagna rimane un mistero.
Presente e continua è la frequentazione religiosa con monaci ed eremiti, basta pensare all’Abbazia benedettina del X secolo di S. Cassiano, ancora adesso centro di ritiro e preghiera. L'abbazia è ubicata sulle pendici scoscese del monte Santa Croce, non distante dall'imboccatura della gola del fiume Nera, in una posizione che domina l'antico tracciato della via Flaminia tra Narni Scalo e Stifone.
L’eremo di S. Jago, una grotta adattata nel 1200, come monastero di eremitaggio. Lungo le pareti, nelle vicinanze di questa grotta, si possono trovare altre grotticelle nelle quali i frati andavano a meditare. Quest'area è molto simile a quella che troviamo a Spoleto sul monte Luco. Riconducibile e legato attraverso testi antichi al Sant'Jago de Compostela. Ma di ciò non si hanno notizie certe. Raggiungerlo non è cosa facile, il sentiero si snoda tra la fitta vegetazione del monte poco visibile, e durante il cammino ci si imbatte in diverse diramazioni.
Una leggenda racconta di due innamorati. La dama che viveva a San Cassiano veniva raggiunta di notte dal suo amante. Questo amore proibito e nascosto, avveniva grazie ad un cunicolo che dalla grotta dell’Eremita conduceva fino dentro l'abbazia. Purtroppo questo passaggio non è ancora stato trovato.
Sicuramente la montagna nasconde persi qua e là, altri misteriosi luoghi, di preghiera o di rifugio, carichi di storia.
Infine
intorno al 1700 l’uso estrattivo effettuato direttamente nelle grotte alla
ricerca del minerale di ferro trasformandole miniere. La più famosa di esse è
la grotta dello Svizzero. Lo stato pontificio che aveva un grande bisogno di ferro per la costruzione delle palle di cannone e altri manufatti, pensò che in sostituzione delle miniere di Spoleto potesse essere utilizzato il materiale del monte Santa Croce sopra Stifone.
Inizialmente
si pensava che nel monte si celasse un enorme bacino sotterraneo, tesi
avvalorata dalla presenza di una strana sorgente denominata “della Carestia” in
quanto sembra che compaia l’anno precedente ad una carestia o ad una grave
calamità.
Il poeta Marziale ricorda la sua posizione arroccata sopra le gole del fiume Nera, il cui nome, con una singolare antitesi rispetto al significato apparente, nella lingua dei Sabini voleva dire “fiume del colore dello zolfo”, cioè bianco.
Marziale VII, 93
Le fonti ci raccontano di una leggenda che all’inizio del V sec. d.C. un gruppo di aruspici etruschi, ultimi rappresentanti della loro istituzione, difesero la città dai barbari di Alarico invocando la comparsa di un muro di fulmini. Probabilmente fu proprio questa aura di mistero che aleggia attorno alla città che spinse Clive Staples Lewis a intitolare la sua raccolta di racconti per ragazzi “Le cronache di Narnia” anche se, sembrerebbe che lo scrittore inglese non vi abbia mai messo piede, descrisse i luoghi di quel mondo immaginario in modo molto simile alla realtà del territorio Narnese e dei suoi affascinanti ambienti che lo circondano.


.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)

.jpg)

.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
Commenti
Posta un commento